Archive for settembre, 2012

Una sera d’ottobre

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Abito Pour que tu m’aimes designer Carla Massara

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L’abito e’in assoluto il capo d’abbigliamento che piu’ riesce ad esprimere lo spirito e l’anima di uno stilista.

“Pioveva a Parigi quella sera d’ottobre. A Place des Vosges i lampioni illuminavano la piazza quadrata e nessuno si curava di me, un uomo solo sotto l’ombrello che fissava l’ingresso di un hotel. Aspettavo di vederla uscire e di fermare nella mente la sua immagine mentre saliva sul taxi verso il teatro, dove recitava tutte le sere. Ero qui anche ieri sera e molte altre. Volevo vedere ancora e poi ancora illuminarsi il cielo alla sua apparizione, un’anima bionda e lucente…
Vestiva spesso con piccoli abiti molto femminili ed elegantissimi…” Parigi, ottobre 1955

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One rose a day

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Una rosa al giorno…… Che fantastico modo d’iniziare la giornata e’ quello di potere scegliere tra tante rose di colori diversi, mettono buonumore e allegria, colorano di leggerezza il nostro tempo e si distinguono da tutti gli altri gioielli per la loro originalità
Orecchini, bracciali e ciondoli…ognuno una rosa diversa dall’altra, nelle sfumature di colore, nelle dimensioni…bocciolo o rosa nel pieno della fioritura?
Ognuna di noi avrà’ le sue rose, uniche e, dato che sono lavorate rigorosamente a mano, irripetibili.

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Una pelle evergreen

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Giacca di pelle Hand Made per Carla Massara boutique
abito Tara Jarmon per Carla Massara boutique

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Nelle prime giornate fredde d’autunno vi suggerisco d’indossare una giacca di pelle.
Niente come la pelle riesce a togliere una decina d’anni a chi la porta e ad aggiungere un tocco di modernita’ a qualsiasi cosa indossiamo insieme.
A proposito di questo non posso astenermi dal dissociarmi dagli innumerevoli servizi di moda che puntualmente appaiono agli inizi di stagione sulle riviste, riguardanti gli abiti adatti alle ventenni, alle trentenni, alle quarantenni, etc.
Tutte incasellate, schedate secondo l’eta’, con criteri ormai obsoleti, come se fosse l’eta’anagrafica quella che conta e non molto altro. Ognuno deve sentirsi libero, a qualsiasi eta’ di vestire come vuole, secondo il fisico che si e’conquistato negli anni e lo stile che si e’ formato durante la sua vita.

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Pellicce di maglia in black

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Pellicce di maglia Carla Massara boutique

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Pellicce di maglia in nero, giovani e divertenti, un pochino dissacranti , annullando in un lampo l’importanza della pelliccia vera mantenendone, pero’, intatto il fascino.
Ricalcando velatamente gli anni’70, posiamo uno sguardo attento al cappotto lungo in pelliccia di maglia , un vero capolavoro di stile.
Ieri era il desiderio della fantasia al potere oggi e’ il potere della fantasia.

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Pellicce di maglia all’orizzonte

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Pellicce di maglia lavorate a mano di Carla Massara boutique

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Se vi capita una voglia improvvisa di pelliccia e siete contrarie al loro uso perche” animaliste convinte, vi suggerisco di provare le pellicce di maglia. Sono dei capi nuovissimi come concezione, estremamente moderni.
Questi pellicciotti di maglia, oltre al loro sguardo sul domani, possiedono un’altra grande qualita’, sono caldissimi come una vera pelliccia.
Sono capi lavorati interamente a mano e realizzati con lane di grande pregio; questo connubio fa si che il risultato sia quel mix di disinvolta praticità’ e di eleganza che non passa certo inosservata,
Possedere un pellicciotto di maglia cambia decisamente tutto il nostro guardaroba invernale. Il cappotto lungo di pelliccia di maglia e’ da indossare su tutto, dal jeans e maglioncino al mattino presto per andare a lavorare, alla sera su un abito per uscire a cena.. Il gilet e’ piu’ sportivo ed e’ carinissimo sopra ad un pullover con collo alto e morbido o sopra ad una giacca.
La cappa e’molto raffinata, richiama un giacchino di pelliccia anni’50 ed e’ divertente indossarlo con un abito dalla gonna a ruota un pochino retro’, da completare con scarpe di camoscio dal tacco alto e grosso e una borsina a mano rigida.

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Corallo in copertina

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Cappotto corallo Tara Jarmon per Carla Massara boutique
Abito corallo damascato Pour que tu m’aimes per Carla Massara boutique

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Un cappottino corallo nel nostro armadio e’una scelta coraggiosa e di carattere.
Spesso di pensa che possa stancare e che sia meno tranquillizzante del solito cappotto nero.
Per esperienza personale posso confermare l’impatto emotivo di questa scelta ma anche il risvolto sorprendente, nel tempo, di questa decisione.
Non portera’ nessun pentimento, anzi ci affezioneremo tantissimo a questo capo di un colore cosi allegro, collezioneremo commenti positivi e sguardi d’approvazione.
Indimenticabile e’stata Audrey Hepburn nel film Charade con uno stupendo cappottino rosso….una grande lezione di stile,

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La vie en fleur

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Abiti collezione Pour que tu m’aimes designer Carla Massara

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Abiti anni’50: questo e’ il desiderio che impera per gli abiti di questo autunno-inverno.
Bellissimi e strepitosamente femminili, e’ davvero un peccato non possederne uno.
Sono abiti deliziosi in tutti i contesti, forse perche’ conservano ancora quello stile vintage che
cosi’ bene si adatta ovunque, senza mai apparire ne’troppo ne’ troppo poco elegantie.
Vivono di una vita propria, unici nella loro originalità, ricordi di film d’epoca con la grande Audrey Hepburn vestita da Givenchy. Oppure ricordi piu’intimi, cassetti pieni di fotografie in bianco e nero, le nostre mamme o le nostre nonne, giovanissime, con l’abito dalla vita strettissima e la gonna a ruota….

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Una giornata a colori

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Stampe e colori fantastici anche per questo inverno. Teniamoci delle giornate speciali, di particolare bisogno d’allegria, per spezzare la monotonia dell’intramontabile nero con colori vivaci e modelli divertenti.
La mini a ruota, indossata con collant pesanti e stivali, da il via libera a tanti magliocini morbidi e colorati, con collo ad anello o dolce vita.

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Abito Tara Jarmon per Carla Massara boutique
Gonna a ruota Tara Jarmon per Carla Massara
Pull alabastro Pour que tu m’aimes per Carla Massara boutique
Gli orecchini a rosa di Carla Massara boutique

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Dedicato a noi

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Abito giallo oro Tara Jarmon per Carla Massara boutique

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Nuovi abiti per l’autunno. Giallo oro per essere in sintonia con i colori autunnali, foglie che cadono dagli alberi e che in certe giornate ventose di fine ottobre sembrano cadere dal cielo e volare nell’aria.
In questo spettacolo stupendo della natura manteniamo anche noi alto il livello del nostro stile. Non e’ necessario avere chissa’ quale vita sociale impegnativa per essere sempre eleganti, basta passeggiare nei giardini della nostra citta’ per essere in posti degni di una buona cura di noi stesse.
Senza investire grandi cifre, bastano pochissimi pezzi giusti nuovi e una bella revisione di quelli vecchi. Con un ritrovato equilibrio tra nuovo e vecchio, iniziamo tutte le giornate, anche solo per andare ad ammirare le piante dei giardini di via Palestro, con una particolare ricercatezza del nostro abbigliamento. Quindi cerchiamo tutti i giorni dei giusti abbinamenti, cambiandoli spesso,senza metterne sempre uno, tipo una divisa. Perfezioniamoli con delle collane, non dimentichiamoci di avere tanti bellissimi orecchini da cambiare secondo il colore del nostro abito…
Tutte le ma regaliamoci 10 minuti di serenita’ dedicandoci con amore a noi stesse

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Una parigina a Milano

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Cappotto Tara Jarmon per Carla Massara boutique
Pantaloni e blusa imprime’ Tara Jarmon per Carla Massara boutique

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Voglia di sorrisi e di buonumore, di dolcezza e d’armonia…. sensazioni positive condivise da chiunque si trovi davanti ai capi di Tara Jarmon, ora presente nel nostro atelier.
La collezione Pour que tu m’aimes e Tara Jarmon si sono tese la mano per camminare insieme e da noi imperversa una frizzante atmosfera parigina, ora piu’ che mai!
Una musica dolce ci accompagnera’ per le strade, suonera’ fuori e dentro di noi sussurrandoci nuove emozioni.
Omaggio quindi al quartiere piu’ parigino di Milano, via Castel Morrone e dintorni, dove nasce il nostro atelier e dove vi aspettiamo per immergerci in questo mondo, in equilibrio tra Parigi, Milano e i nostri sogni.

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” Quello che io vorrei è un mantello bleu color del lago di Pallanza alle quattro del pomeriggio…” Eleonora Duse

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Su Eleonora Duse: belle sono le parole che le dedicò Charlie Chaplin. La vide recitare nel febbraio del 1924, due mesi prima della morte, in La porta chiusa e così la ricorda:<<Evidentemente è una donna molto vecchia e non fa nulla per nasconderlo>> tuttavia <<è la più grande artista che abbia mai visto ed è arrivata a un tale punto nell’arte della recitazione che ciò che chiamiamo tecnica non esiste più.>>

 

Fra i tanti studi dedicati a “la signora”, come la chiamavano semplicemente a teatro, quello scritto da Doretta Davanzo Poli, studiosa di storia della moda, segue l’attrice attraverso i vestiti e i costumi.

Eleonora, nipote di un celebre attore veneziano, nasce in una famiglia di teatranti discendenti meno gloriosi del capostipite. Sarà povera fino a che non diventerà quella straordinaria interprete conosciuta in tutto il mondo. Nei primi anni della sua carriera, quando è già stata sciolta la compagnia del padre, com’era d’uso erano a suo carico gli abiti di scena. Era così malvestita che la grande Giacinta Pezzana che l’aveva voluta nella sua compagnia le aveva prestato per andare in scena una giacchetta da notte e una gonna, che le stava pure corta. Nel 1877 a Napoli durante uno spettacolo viene notata da Martino Cafiero, direttore del “Corriere del Mattino” che scrive:<<ha una vesticciola bianca, meschina, il nastro azzurro è sbiadito, il colletto di merletto è sfilacciato.>> Più avanti Eleonora resterà incinta di Cafiero che la lascerà al suo destino, scrupoloso “osservante” – bisogna dire – della legge del tempo che proibiva agli uomini di riconoscere i figli nati fuori dal matrimonio e anche qualsiasi indagine sulle paternità. Eleonora purtroppo perderà presto questo primo piccolo che aveva lasciato a balia e per tutta la vita rivivrà il dolore della sua scomparsa, nelle parti di madre. Come in Cenere del 1916, l’unico film dove la vediamo, di cui è sceneggiatrice, protagonista e per gran parte regista.

 

Per la scena, la Duse non adotterà mai alcun trucco né userà gioielli. Geniale modernizzatrice, antesignana della recitazione realista, aveva uno spiccato gusto per i costumi, definibili più simbolici che naturalistici. Le dava sicurezza avere dei bei costumi di scena. Alla fine dell’Ottocento Ugo Ojetti, osserva che se: <<durante la giornata il suo vestire era trasandato … con bluse male abbottonate, gonne male agganciate, un guanto giù e uno su, indifferente al giudizio di tutti. A teatro era un’altra, accurata, vigilata.>>

 

Secondo la sua studiosa è nella rappresentazione delle opere di D’Annunzio dove raggiunge il massimo del kitsch teatrale. La straordinaria artista si era innamorata di D’Annunzio che aveva i denti marci, era più giovane di lei e pure più piccolo di statura, esibiva un ciuffetto di capelli sulla fronte e aveva di interessante – fisicamente parlando – solo gli occhi azzurri, la vivacità insonne dovuta alla stricnina e una splendida voce. Era stata attratta dall’uomo ma ancora di più dall’autore, al quale chiedeva il sodalizio artistico che sperava le avrebbe portato nuovi testi da metter in scena. Quando queste opere arrivarono, la Duse, primattrice, regista e impresaria, vi profuse un sacco di soldi. Per la Francesca da Rimini – opera che sarà fischiata, in Italia – il costo complessivo della messa in scena, costumi, musica e scenario fu di un miliardo e 321 milioni di vecchie lire, per i nostri giorni. La parentesi d’annunziana che verso il 1904 era già chiusa, la coprì di debiti che solo un duro lavoro di tournee in giro per il mondo riusciranno a risarcire.

 

E’ in questi anni di primo Novecento quando <<si è ormai tolta di dosso fin l’ultima sfumatura dell’indigenza >> che Eleonora esibisce una estrema raffinatezza, una eleganza vera e senza pacchianerie.

 

Nel 1904 spende 13 milioni di vecchie lire per un mantello. Scrive a Caramba (pseudonimo di Luigi Sapelli):<<Quello che io vorrei è un bleu color del lago di Pallanza (oh ricordate?) alle quattro del pomeriggio>> Lo scenografo annota nel suo diario di essere arrivato alle 17 ma che il lago lo aveva aspettato senza cambiare colore.

In questi anni si rivolge per i suoi abiti di scena e fuori scena a Jean Worth padrone della maison, fondata dal padre Charles nel 1865, dove lavorava Poiret di cui ammiriamo un soprabito in taffetà con maniche a chimono e collo ‘alla Medici’.

La Worth si occuperà anche dei costumi di La città morta di D’Annunzio, messa in scena dalla Duse nel 1901. Fra il 1907 e il 1908 da Bellom acquista capi per 53 milioni di vecchie lire e dalla Redfern parigina a Firenze altrettanti capi di vestiario per 60 milioni. Sono di Bellom questi soprabiti . Il primo in velluto nero ricoperto di perline vitree argentate e il secondo di raso nero con bordure di velluto nero a righe bianche e gialle, ricami a punto smock in vita e sulle spalle, fodera di chiffon giallo. Mariano Fortuny le dedicò un modello “Eleonora” di velluto rosso stampato in oro di linea dritta con pannelli di raso rosso plissettati ai lati. Sono pure firmati Fortuny i costumi di scena del 1909-1915, la veste di velluto di seta azzurro per La donna del mare , confezionata con due soli grandi teli, scollo tondo, ampie maniche foderata di taffetà ciclamino, una tunica di gros de Tours di seta nera stampato in oro realizzato con sei teli collegati da ricami traforati sottolineati da perline di Murano. I primi Fortuny del 1907 sono due tuniche sfoderate di crespo di seta bianco avorio stampate l’una in oro l’altra in argento, presumibilmente abiti di scena. Ritornerà sulle scene, dopo gli anni di sospensione, e chiederà alla pittrice Natalja Goncarova di disegnarle l’abito di scena per La donna del mare ,1920.

Articolo e ricerca fotografica di Donatella Massara

 

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Foglie dorate cadono dagli alberi…

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In questa stagione e’ ritornata prepotentemente di moda la camicia.
Realizzata in tessuti preziosi, dal taffetas alla seta, e’ di costruzione maschile e molto lineare. Particolarmente interessante e’ il contrasto tra la ricercatezza del tessuto e la purezza del modello. Questo connubio crea un capo particolare da indossare con pantaloni di tutti i tipi, avendo la certezza di essere sempre raffinate e femminili.
Un piccolissimo golfino di mohair con un filino dorato vi riparera’ accuratamente dal freddo dell’autunno.

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Marilyn e…. le rose

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Orecchini e spilla Carla Massara boutique, Milano via Castel Morrone 9
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Tenere e romantiche rose, questo e’ il tema di questi gioielli. Realizzati interamente a mano, in resina, sono assolutamente dei pezzi unici. Ognuna di noi avra’ la sua rosa come orecchini o come spilla.
Penso che non ci sia niente di piu’dolce del regalare una rosa ad una persona che amiamo, in questo caso regaleremo una rosa che rimarra’per sempre e che incornicerà’ il viso delicatamente e con estrema femminile eleganza.

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Dovrebbe sempre essere settembre

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Spolverino di maglia Pour que tu m’aimes per Carla Massara boutique

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Uno spolverino di lana merinos e’quanto di piu’ giusto ci sia per inaugurare la stagione autunnale che verra’. Creato in una lana particolarmente morbida ma, nello stesso tempo, corposa che regala una silhouette sottile e slanciata senza segnare.
Questo spolverino e’ molto lontano da un qualsiasi cardigan di maglia. Per la sua raffinatezza sostituisce tranquillamente una giacca di tessuto e sostiene perfettamente la sua parte di capo elegante abbinato ad un abitino di seta o a un, sempre attualissimo, pantalone nero.
Per la fine di settembre, alle prime giornate fredde, lasciamo appese nell’armadio le solite e straviste giacche di tessuto tecnico, e usciamo con questo stupendo spolverino di maglia dai bordi sfrangiati e dal look cosi parisienne!


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    Un amore di golfino

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    Maglia Hand Made per Carla Massara boutique

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    Tra qualche settimana incominceremo a vestirci con i primi abiti autunnali e dobbiamo incominciare, soprattutto mentalmente, a riorganizzare il nostro guardaroba cercando un giusto equilibrio tra quello che avevamo dello scorso anno e quello che ci potrebbe occorrere per iniziare il cambio di stagione.
    Potremmo partire da un golfino nuovo, un capo che segni, come un tratto di matita morbida ed eventualmente cancellabile al ritorno di una giornata calda, il passaggio tra l’estate e l’autunno.

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    L’eleganza al Festival di Venezia 2012

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    Al Festival di Venezia di quest’anno, tra i tanti abiti visti sfilare sul red carpet, vorrei solamente sottolineare l’eleganza e la raffinatezza degli abiti di Valentino e di Giorgio Armani per Kasia Smutniak.
    Stupendo l’abito da giorno blu, alla caviglia con gonna a ruota, senz’altro un’indicazione di lunghezza futura. Fantastico il vestito lungo a fantasia su fondo avorio, cosi’ romantico ed etereo nel suo candore ingenuo. Indiscutibilmente di grandissima classe nella sua linearità, l’abito lungo rosso fuoco con schiena nuda.

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